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AI e competenze, il futuro si discute a Torino: l'ETF alla Biennale Tecnologia

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Sul palco della sala Emma Strada, nella sede principale del Politecnico di Torino, si incontrano quattro esperti internazionali, una sala piena, diversi studenti di scuole secondarie inclusi, e una domanda che, ultimamente, pesa sulle coscienze di ognuno di noi: l'intelligenza artificiale spazzerà via il mondo del lavoro per come lo abbiamo conosciuto? 

La risposta, emersa durante il panel organizzato dalla Fondazione europea per la formazione (ETF) il 17 Aprile nel corso della Biennale Tecnologia, è sfumata ma inequivocabile: il cambiamento è già in corso, ma è più complesso di come viene raccontato, soprattutto sui media, e richiede scelte politiche coraggiose.

L'evento, moderato da Massimo Gaudina, Consigliere speciale all'ETF, è stato anche l'occasione per presentare al pubblico italiano le conclusioni del rapporto The Impact of AI on Labour Markets, recentemente pubblicato dall'ETF e curato dall’esperta Ummuhan Bardak

La revisione paritaria della ricerca è stata altresì la prima iniziativa pubblica realizzata nell'ambito della nuova partnership tra ETF e Università di Torino, firmata lo scorso 13 aprile. Un segnale concreto di come l'ETF, agenzia europea con sede a Torino da oltre trent'anni, stia rafforzando il proprio radicamento sul territorio, costruendo ponti tra la ricerca europea e le istituzioni locali. 

Il prossimo appuntamento è già fissato per martedì 21 aprile, quando presso la sede di Villa Gualino verrà siglato un nuovo accordo, questa volta con l'ITCILO, il Centro internazionale di formazione dell'Organizzazione internazionale del lavoro, anch'esso d’adozione torinese presso il campus delle Nazioni Unite.

Ad aprire i lavori è stata Pilvi Torsti, Direttrice dell'ETF. Con una domanda semplice al pubblico (“quanti di voi hanno usato l'AI questa settimana?”) ha avviato una riflessione che ha subito assunto una dimensione storica. 

"Nel corso della nostra vita non abbiamo mai visto una trasformazione radicale di questa portata," ha detto Torsti. "L'ultima svolta paragonabile è stata, probabilmente, la Rivoluzione Industriale." 

Un confronto che non serve ad alimentare l'allarme, ma a sottolineare perché è così urgente capire l'impatto dell'AI sui diversi gruppi sociali e sulle condizioni di lavoro nei diversi settori. Il rapporto sfida uno dei luoghi comuni più diffusi: probabilmente stiamo sopravvalutando la scomparsa dei posti di lavoro, mentre è necessaria molta più attenzione su chi sta beneficiando del cambiamento e chi, invece, ne paga il prezzo.

Dal mondo del lavoro alla scuola il passo è breve, e a compierlo è stata Aída Ponce Del Castillo, ricercatrice all'European Trade Union Institute. "Quanti di voi conoscono il concetto di gestione algoritmica?", ha chiesto alla platea. Partendo dall'esempio dei rider di Glovo e Uber, ha spiegato come questa logica, in cui un algoritmo definisce compiti, tempi e valutazioni, si stia diffondendo rapidamente anche in altri settori, compresa l'istruzione. 

Il mercato AdTech in ambito educativo cresce a ritmo sostenuto, portando nelle scuole strumenti che assistono gli insegnanti nella pianificazione didattica, nella valutazione degli studenti e nella personalizzazione dei percorsi formativi. Ma la domanda che Ponce Del Castillo ha lasciato aperta è quella che conta per il futuro: chi valuta i rischi (inclusi quelli di sorveglianza e perdita di autonomia) prima che questi software entrino nelle classi?

Tom Wambeke, responsabile dell'innovazione nella formazione presso l'ITCILO, ha offerto la cornice più ampia. "Qualche anno fa, sempre alla Biennale, avevamo Nassim Taleb con il suo celebre Cigno Nero," ha ricordato.

 "L'AI è un cigno nero, ma viviamo in un'epoca di metaruption, come l’ha definita Nadya Zhexembayeva, in cui AI, geopolitica, demografia e cambiamento climatico si rinforzano a vicenda." 

Cristina Mereuta, responsabile ad interim dello Skills and Jobs Knowledge Hub dell'ETF, ha portato la discussione su un piano personale e immediato. "Vengo da una famiglia di ingegneri," ha detto, "e i miei figli faticano in questo momento, dopo la laurea al Politecnico, e nonostante l’alta qualità dell’educazione ricevuta, a entrare nel mercato del lavoro."

L'AI ha già inciso profondamente sui posti di lavoro cosiddetti entry-level, in particolare nella ricerca, nella finanza e nei servizi di traduzione, e gli effetti più visibili arriveranno probabilmente nel giro di uno o due anni, secondo Mereuta.

Per venirne a capo, i servizi di orientamento professionale sono essenziali e devono essere sostenuti dal settore pubblico, con incentivi concreti per i giovani e una chiara priorità ai lavoratori umani nella governance della transizione. "La strada europea," ha sintetizzato Mereuta, "è gestire responsabilmente questa transizione attraverso politiche pubbliche e una governance inclusiva, che crei opportunità per tutti."

Le domande dal pubblico hanno allargato ulteriormente l'orizzonte: dall'uso dell'AI in politica al rischio di dipendenza tecnologica dai giganti americani (a cui la Commissione sta cercando di rispondere con investimenti mirati), dal modello scandinavo di educazione digitale alla difficoltà di costruire risposte normative in un campo che cambia ogni settimana.

Temi che il Politecnico di Torino, hub di innovazione e ricerca d'eccellenza come ha ricordato Mereuta, conosce bene e che le partnership di ETF con le eccellenze del territorio piemontese, da esportare in più di 30 paesi dal Marocco all’Uzbekistan, passando per Ucraina e Palestina, intende affrontare insieme: con la forza della cooperazione internazionale e i valori di un'istituzione europea che, da Torino, guarda al mondo.

 

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